L’infrastruttura di Internet, concepita inizialmente come un bene comune decentralizzato e destinato, per lo più, a usi non mercantili, è oggi oggetto di un potente processo di ricentralizzazione e mercifi- cazione. A partire dalla crisi del 2008, questo processo ha conosciuto una straordinaria accelerazione, sviluppandosi in particolare sotto l’e- gida delle piattaforme dei social network digitali e dei motori di ri- cerca, come Google (Alphabet) e Facebook (Meta). Questi due grandi oligopoli dell’economia digitale e dell’industria dei dati occupano le prime posizioni del capitalismo globale in termini di capitalizzazione di borsa e realizzano profitti enormi pur mobilitando una forza lavoro salariata quasi insignificante. Come si può spiegare questo paradosso che sarebbe stato inconcepibile all’epoca del capitalismo industriale? La spiegazione di tale enigma ha suscitato, nell’ultimo decennio, accesi dibattiti incentrati sulla questione del digital labor, o più preci- samente di ciò che si definisce Free Digital Labor: l’attività, per lo più non retribuita, degli utenti delle piattaforme pubblicitarie, dei social network e dei motori di ricerca. Quali sono le fonti del valore e del potere informazionale di cui beneficiano piattaforme come Google e Facebook? Il Free Digital Labor può essere considerato un vero e proprio lavoro, sia nel senso antropologico del termine, sia secondo i criteri che, sin dall’economia politica classica e di Marx, definiscono, nel capitalismo, la nozione di lavoro produttivo, inteso come attività creatrice di merci e profitti? Per rispondere a queste domande e chiari- re le poste in gioco del dibattito, procederemo in due tappe. Nella prima, richiameremo i principali tratti che distinguono l’or- ganizzazione del capitalismo industriale da quella del capitalismo del- le piattaforme. In questo quadro, presenteremo la tesi del Free Digital Labor basandoci sul modello delle piattaforme della “gratuità mercifi- cata”, dove il lavoro gratuito degli utenti – nella sua apparenza, libero e non coercitivo – gioca un ruolo preponderante nella creazione del valore e negli effetti di rete. Nella seconda parte, ci soffermeremo sulla controversia riguardan- te la natura e il ruolo economico del Free Digital Labor. Adotteremo un approccio che potremmo definire di “critica delle critiche”, esa- minando le principali obiezioni sollevate contro il concetto di Free Digital Labor, attraverso un’analisi storica e teorica delle trasforma- zioni del rapporto capitale/lavoro nell’ambito del capitalismo delle piattaforme.
Carlo Vercellone. Vercellone C, Di Stasio A. (2026) « Il Free Digital Labour come lavoro produttivo e forma di sfruttamento nel capitalismo cognitivo e informazionale ». in (a cura di), Campanile Raffaele Maria, Cirulli Nicola, Polizzi Paolo, Dialettiche marxiane. Confronti, crisi, scenari, Orthotes, Naples, pp. 209-226.. Dialettiche marxiane. Confronti, crisi, scenari., Orthotes, 2026. ⟨hal-05825151⟩ (lien externe)
Citations
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VERCELLONE, Carlo, 2026. Vercellone C, Di Stasio A. (2026) « Il Free Digital Labour come lavoro produttivo e forma di sfruttamento nel capitalismo cognitivo e informazionale ». in (a cura di), Campanile Raffaele Maria, Cirulli Nicola, Polizzi Paolo, Dialettiche marxiane. Confronti, crisi, scenari, Orthotes, Naples, pp. 209-226. [en ligne]. October 2026. Disponible à l'adresse : https://hal.science/hal-05825151v1